Emmanuele Virgintino, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Bari, in un'intervista a Wolters Kluwer Italia, approfondisce alcuni temi caldi discussi durante la XXXI edizione del Congresso Nazionale Forense a Bari, nel prestigioso Teatro Petruzzelli.

Gli avvocati in Italia sono numerosi. Pensa che si sia arrivati a una situazione di perdita di credibilità per l'avvocatura? Quale può essere quindi la soluzione per salvare la categoria?

Il problema è che 247mila avvocati sono un'anomalia nel sistema giudiziario ed europeo, perchè influenzano negativamente la concorrenza. Una concorrenza per essere sana deve basarsi su numeri compatibili con il contesto socio-economico. Com'è oggi, sembra la legge del più forte dove i deboli sono destinati a soccombere. L'idea che si sta facendo strada nel Congresso è di chiedere al legislatore di programmare il numero di avvocati, perchè ogni anno aumentiamo di migliaia di unità. In secondo luogo, l'esame di Stato deve essere riformato favorendo i più meritevoli, che intendono davvero fare gli avvocati. Occorre a questo proposito una normtiva che non attribuisca alcun punteggio ai concorsi pubblici per chi è avvocato, così che la spendita del titolo sia valida solo per la professione di avvocato e gli albi non siano ingolfati.

La riforma forense non tratta questo importante punto di accesso alla professione, ma quali sono i punti più importanti della riforma? Cosa cambierebbe e quali sono gli svantaggi?

Il progetto di riforma in discussione non affronta il tema dell'accesso che invece è centrale per il rinnovamento della professione. Il fatto di avere uno statuto ci mette in una posizione diversa rispetto ad altre categorie. Questa legge è deficitaria e si fa fatica a dire che deve o non deve essere approvata. È il momento che la politica si faccia carico di alcune responsabilità: non solo il ceto professionale può farlo. La politica è un vuoto e si sente. Se sente che farà bene alla professione deve avere il coraggio di approvarla oppure di lasciarla morire. Credo che su questo punto occorrerebbe parlare con i politici che, anche a rischio di fischi, come è accaduto durante la prima giornata, non devono essere condizionati. Noi non vogliamo la giurisdizione privata e vogliamo che i costi non siano quelli attuali.

Il Congresso Nazionale Forense quest'anno a Bari. Cosa c'è di nuovo?
La trentunesima edizione del Congresso si sta svolgendo in uno dei più bei teatri del mondo, mentre eravamo abituati a fiere e periferie delle città. Ho combattuto una battaglia senza precedenti con i miei colleghi che ritenevano che il Teatro Petruzzelli non fosse idoneo al congresso. La città, invece, ha risposto magnificamente, le attività sono rimaste aperte a pranzo, il sindaco si è messo a disposizione, il teatro ha emozionato tutti i congressisti. Altro punto di distacco rispetto al passato è che siamo in un momento delicato, in cui si discute della nostra riforma al Senato dopo quasi 80 anni. La prima era una legge scritta bene da giuristi, cosa che oggi non accade più. Per un pelo, questo Congresso non si è occupato della bocciatura o promozione della riforma, ma è un momento di grande aspettativa.

Qual è la situazione degli avvocati oggi?
Tanti avvocati vengono all'Ordine a chiedere aiuto: a Bari ci sono 7200 avvocati. Se prima l'avvocatura era considerata la classe dirigente, oggi c'è confusione nel ceto, tra poverissimi e chi, invece, ha un reddito altissimo. Siamo lo specchio della società.