Una sentenza storica la 1871 depositata lunedì 28 gennaio. La Corte di Cassazione, in sede civile, ha condannato lo Stato italiano a risarcire i familiari delle vittime della strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980.
Bocciata quindi dalla Suprema Corte l’ipotesi di una esplosione interna all’aereo civile Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo.
E' abbondantemente e congruamente motivata la tesi del missile” spiegano i giudici, confermando una sentenza civile emessa dalla Corte di Appello di Palermo nel 2010, che ha condannato lo Stato al pagamento di oltre 100 milioni di euro ai familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza del volo: "é pacifico l'obbligo delle amministrazioni ricorrenti di assicurare la sicurezza dei voli".

La sentenza sottolinea che lo Stato (in particolare i Ministeri dei Trasporti e della Difesa) è colpevole “per non aver garantito, con sufficienti controlli dei radar civili e militari, la sicurezza dei cieli” e ha quindi respinto i ricorsi dei Ministeri coinvolti: "l'omissione di una condotta rileva, quale condizione determinativa del processo causale dell'evento dannoso, soltanto quando si tratti di omissione di un comportamento di cautela imposto da una norma giuridica specifica, ovvero da una posizione del soggetto che implichi l'esistenza di particolari obblighi di prevenzione dell'evento".


Avendo lo Stato l’obbligo del controllo dei cieli, “ed una volta appurato che l'evento appartiene al novero di quelli che la norma mirava ad evitare attraverso il comportamento richiesto, non rileva, ai fini dell'esonero dalla responsabilità, che il soggetto tenuto a detta osservanza abbia provato la non conoscenza in concreto dell'esistenza del pericolo" – si legge nella sentenza.

L’aereo era precipitato, attraversando un corridoio di guerra tra due caccia, nel mar Tirreno tra le isole di Ponza e Ustica. Le vittime erano 77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell’equipaggio.